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Trentasenzalode

Alla ricerca di Dio, tra storia e kefir. Tasto di controllo del menù laterale

Vita di Lodovico


mar 012018

La fine della cosmologia tolemaica.
Atto unico attorno alla stella nova del 1604.
2018 > acquista.

Copertina de 'Vita di Lodovico'

Nel cielo appare una supernova; tuttavia, siamo nel Seicento e di supernove non si è ancora sentito parlare. Per giustificare l’impalcatura di un mondo che non vede di buon occhio le novità, il filosofo Lodovico Delle Colombe scrive un trattato con il quale tenta di salvare tradizione e apparenze.

Il galileiano Alimberto Mauri ha però un altro modo di concepire quel mondo, tanto d’ardire di far stampare un testo in grado di metterlo in discussione. Screditate le fondamenta del proprio pensiero, il Delle Colombe la prende sul personale; si indigna e si convince che tutti i suoi problemi derivino dal – non ancora all’Indice del libri proibiti – De revolutionibus di Copernico.

Lodovico, nella volontà di rendere eretica qualsiasi argomentazione in grado di confutarlo, riesce dunque a farsi combinare un incontro con l’aiutante del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, prelato a Roma che – tra una cosa e un’altra – è il nipote di papa Paolo V. Il suo piano assumerà però una piega inaspettata.

A gestire la vicenda, un’ingenua e intraprendente prostituta... vera protagonista di questa Vita di Lodovico.

Accademie e astrologia


set 302014

Ambiente culturale e relazioni erudite attorno a Pompeo Caimo (1568 – 1631), tra Udine e Roma.
2014 > acquista o scarica PDF.

Copertina de 'Accademie e astrologia'

Il presente lavoro è stato concepito attorno alla figura di Pompeo Caimo (1568 – 1631), un nobile medico udinese vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento. La ricerca è stata limitata alla sua giovanile partecipazione a un sodalizio culturale nominato dei Siderei, precedente a quello più noto degli Sventati, e alla sua successiva produzione medico-astrologica, ricca di spunti riguardo al grande dibattito astronomico in corso in quegli anni in Europa.

Dopo aver esposto il complessivo quadro delle accademie di Udine di quel periodo, dai due poco documentati sodalizi degli Ermafroditi (1559) e degli “Accademici Udinesi” (1560) sino a quelli più conosciuti degli Sventati (1606) e dei Concordi (1609), si è portato alla luce un inedito documento in grado svelare un ulteriore progetto culturale udinese concepito attorno al 1594-1595. Un progetto, associato a una già attestata connessione di persone, emerso dalle carte di un processo formale intentato a un certo Giuseppe Trento: un giurista incriminato a causa di alcune sue affermazioni al limite dell’eterodossia, tratte da alcuni testi di Pico della Mirandola, sulla cabala e sui santi.

Riguardo a questa nuova accademia, sono state proposte alcune ipotesi che ne possono giustificare la scomparsa: un silente epilogo capitato anche ai sopraddetti sodalizi cinquecenteschi. Se per gli Ermafroditi tale fine sembra essere stata la conseguenza della morte del mecenate, per gli accademici del 1560 sembra invece che la cessazione della loro attività culturale sia da ricondursi a un’imposizione esterna. Invero, così come i Siderei, questi si sono trovati coinvolti in un processo inquisitoriale intentato contro un frate domenicano reo di avere proposto un ciclo di lezioni accademiche su Petrarca e l’astrologia (matematica).

È proprio quest’ultima tematica ad avere animato l’ultimo capitolo del presente lavoro, il leitmotiv dell’intera ricerca. Infatti, dal momento che Pompeo Caimo ebbe modo di confrontarsi con alcune interessanti questioni di natura scientifico-astrologica, pertinenti alla sua professione medica, attraverso la trascrizione della sua produzione oroscopica si è tentato di mettere in risalto la sua conoscenza teoretica, sebbene ancora inserita in una scricchiolante impalcatura aristotelica, rivelatasi all'avanguardia rispetto a quelle normalmente possedute da un qualsiasi «astrologastro» del suo tempo.

Pompeo Giustiniani


nov 242011

Maestro di campo della Venezia del sospetto.
2011 > acquista o scarica PDF.

Copertina de 'Pompeo Giustiniani. Maestro di campo della Venezia del sospetto'

Un conflitto incredibile quello divampato tra Graz e Venezia tra il 1615 e il 1617. Una guerra – esaminata, in questo contesto, prevalentemente da parte della Repubblica – voluta per talmente tante ragioni da rivelarsi inevitabile. Innanzitutto: quale fu la causa scatenante? Più d’una, una sola formale e certa: i pirati cristiani uscocchi e la loro personale guerra santa contro il Turco. Sì, ma non solo. La signorìa del golfo, ovvero la libertà/non libertà di navigazione in Adriatico, rivendicata una dai veneti e l’altra dagli arciducali. Inoltre, il proponimento della città lagunare di svincolarsi dall’accerchiamento dinastico degli Asburgo, l’ambizione del duca di Savoia e la guerra di corsa del viceré di Napoli. E ancora Gradisca, Marano, Palma, ecc, fu una questione di confine, politica, di prestigio personale, danaro o che altro ancora?

In questo breve saggio storico è stata trattata la guerra di Gradisca e i fatti che l’hanno generata; l’organizzazione militare della Serenissima – dalle guerre d’Italia alla guerra di successione di Mantova – e, naturalmente, alcuni momenti della vita del maestro di campo Pompeo Giustiniani: mercenario genovese – megalomane e sicuro di sé, a ragion veduta, dopo ventisei anni di stimato servizio alla corte di Spagna – il quale pretendeva solamente onore. Onore però che al campo veneto non gli venne tributato. Infatti, per quanto apprezzato dai comandanti civili, i suoi subordinati si dimostrarono restii a considerare sul loro medesimo piano – figuriamoci al di sopra! – un “non veneziano” che dal senato non riusciva a ottenere una patente di riconoscimento: un semplice, quanto rilevante, pezzo di carta che ne imponesse l’autorità ai sottoposti.

Pompeo Giustiniani morì al servizio della Repubblica – così come suo padre e suo zio prima di lui – stimato – anche da chi lo fronteggiava – eppure abbandonato; incastrato nei meccanismi di una Venezia del sospetto che non poteva concedere a nessun capitano l’onore e onere di essere considerato «supremo».

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